Vlera

Era il luglio del 1987 e Vlera, così si chiamava la ragazza in questione con uno dei nomi più belli di tutta l’Europa dell’est, avrebbe compiuto vent’anni verso la fine del mese. Pigra e viziata, non era mai stata abituata a contare alcunché: non il tempo, non il denaro, non le pagine mancanti di un libro che trovava noioso, non le occasioni che talvolta sprecava e poi rimpiangeva; ma per uno strano motivo, qualche tempo prima di compiere il traguardo, aveva cominciato per caso a riflettere sulla velocità degli attimi passati e presenti, questione torbida che più di una volta l’aveva ridotta in lacrime e in singhiozzi per l’angoscia e l’incertezza dei momenti che avrebbe vissuto in futuro. Il tormento provato durante la veglia si traduceva poi in immagini deliranti e grottesche durante il sonno, nonostante il tempo per elaborarle si fosse notevolmente e progressivamente ridotto con l’avvicinarsi della fine di luglio. Molto spesso, se non addirittura ognuno dei giorni che componevano questo suo particolare periodo, le capitava di svegliarsi con la sensazione di trovarsi altrove: non in una stanza differente da quella in cui si era coricata o in un paese che fosse altro dal suo, ma proprio in un diverso stato in cui le condizioni spazio-temporali non coincidevano con quelle terrene a cui era tanto abituata e alle quali era di conseguenza così indifferente; la sensazione durava per ore e, quando se ne andava, sembrava portare via con sé una parte di Vlera, una piccola parte della sua giovane positività. Capitava inoltre che durante il corso delle varie giornate sentisse un improvviso bisogno di oggetti mai posseduti e talvolta mai visti: questa tendenza verso la dimensione materiale ben presto si estese anche a quella degli individui e così, in poco tempo, si ritrovò completamente sola, a causa del continuo mutamento di necessità e dell’impulsivo suo soddisfacimento. La condizione ultima di solitudine che la coinvolse, anche se in contrasto con la ciclica e sempre rinnovata presenza di persone, non fu però del tutto sconvolgente: era solito per lei racchiudersi in se stessa, non tanto per un’esigenza di isolamento riflessivo, ma piuttosto per un involontario meccanismo di difesa che molto spesso la costringeva a distanziarsi dal mondo e i suoi spigoli appuntiti, per evitare appunto ferite troppo profonde o contagi insanabili. Con il soffiare dei venti, alla sferzata decisiva, Vlera si percepì stravolta e totalmente annullata in quel poco che fino ad allora era riuscita ad apprendere o almeno intuire di se stessa: fu così che, nel silenzio del microcosmo di cui ora si sentiva l’unica abitante, avvertì come un canto stonato provenire dal suo addome accompagnato da una morsa stranamente dolce e piacevole allo stomaco; solo qualche tempo dopo riuscì a comprenderne il significato, chiudendo gli occhi.

cloudgurl:

acidhippie:

Do people really think it’s a coincidence that so many flowers’ petals resemble vaginas

bc we are flowers actually

(Source: uglycamp, via lesioni)

Timestamp: 1398078699

(Source: ekhe, via suguptalekha)

Timestamp: 1398006525

Taverne

Una sera capitò che un uomo, spinto da chissà quale folle pensiero, decise di voler essere completamente sincero con se stesso e con chiunque lo circondasse. Si mosse quindi per le stradine fredde della città in cui abitava, era tardo autunno e dimorava a Genova, attendendo con inconscia impazienza di dimostrare alla gente questa sua nuova visione del mondo. Entrò disattento in qualche taverna, essendo in quell’ora propizio entrarvi, cosicché fosse più facile incontrar gente e discorrere con questa attraverso la sua nuova decisa sincerità. Le ore però scorrevano senza nessun interesse da parte degli altri: l’uomo in questione era infatti piuttosto comune per aspetto e non possedeva, almeno in apparenza, nessuna caratteristica particolare cui prestare attenzione; decise quindi, arresosi alle scelte esterne, di intraprendere egli stesso una qualsiasi conversazione con uno dei tanti personaggi ignoti incontrati lungo il suo fittizio cammino. Conobbe in questo modo Tiziano, soggettino assai minuto e ricurvo su se stesso che, senza vergogna, indusse a chiedergli come in quel ben determinato momento si sentisse: ‘male’, rispose l’uomo, ‘davvero male, a causa di un amore passato e di un odierno e insistente malessere allo stomaco’, aggiunse poi, coronando la sua confessione di dettagli per nulla interessanti che al fine della storia è sensato omettere. L’interlocutore semi-sconosciuto rimase a parer universale sbigottito di fronte alla sincerità non chiesta dell’uomo cui si era appena presentato; e, spaventato, lo abbandonò. L’uomo, però, non si arrese a questo primo violento approccio e così, poco più lontano e poco più tardi, fece conoscenza con un secondo individuo, Giulio, un giovane ragazzo biondiccio e ossuto che portava tra le mani una curiosa valigetta in pelle nera; proprio come precedentemente era capitato, sottopose anch’egli alla domanda che in quel momento tanto lo premeva sentirsi porre: ‘come si sente?’ chiese quindi Giulio; ‘un poco turbato, ragazzo, qualche minuto prima di incontrarti ho conosciuto un tale davvero maleducato che, nel bel mezzo della nostra chiacchierata, ha deciso di lasciarmi tutto solo ignorando le mie parole’. Nel ragazzo nacque spontaneamente uno strano sorrisetto sulle labbra, probabilmente dovuto sia alla sua età sia all’ora tarda della sera in cui si trovavano a discorrere e, inventandosi una qualche scusa, lasciò a sua volta l’uomo. A questo punto, mentre le luci della sera cominciavano a farsi sempre più cupe e le voci risuonare nelle strade sempre più allegre, l’uomo cominciò a sentire una forte pressione alle tempie, sensazione che riconobbe essere molto simile allo smarrimento e, proprio grazie a questo, rinsavì e ricominciò a fingere con tutti riguardo ogni più piccola emozione.

Timestamp: 1397586970

debaserboy:

Сегодня прихожу утром домой, а на столе лежит карточка с Ф.Кафкой. 

Мне до безумия приятно и одновременно стыдно, что мое написанное письмо до сих пор не было отправлено. Сегодня обязательно его сброшу в ящик.

Timestamp: 1397136755

wordsfullofechoes:

A manuscript page of  Franz Kafka’s Diaries

Timestamp: 1397136735